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Arbizzano
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mweaArbizzano (mweqArbisàn in mwegveneto), noto anche come mwewArbizzano di Valpolicella, è un paese della mwfaValpolicella e mwfqfrazione del mwfgcomune di mwfwNegrar di Valpolicella, nella mwgaprovincia di Verona, in mwgqVeneto.
Contents
• Storia
• Economia
• Frazioni
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Geografia fisica
Arbizzano, località situata alle porte della Valpolicella, è una delle frazioni più importanti del comune di Negrar. Relativamente alla demografia all'inizio del 2001 superava lo stesso capoluogo, contando mwhq4 274 abitanti contro i mwhg4 233 di Negrar.
La sua estensione territoriale è di circa mwia6,056 km² in parte collinare e in parte pianeggiante, l'altitudine varia dagli 80 fino ai 407 metri sul livello del mare. Dista circa 8 chilometri da mwiqVerona (è attigua alla frazione Parona, da cui dista mwig2 km) e 4 da Negrar e comprende anche le località mwiwNovare, Boscopiano e Montericco. Confina con i paesi di Parona e Quinzano, facenti parte del comune di Verona, con Santa Maria compreso sempre nel comune di Negrar e Pedemonte che è frazione del comune di mwjaSan Pietro in Cariano.
Etimologia
L'etimologia del nome deriva dal gentilizio latino-romano mwjwAlbucius, anche se la forma più simile all'attuale è mwkaArbizzanum riportata in un documento del 1171.
Storia
Il primo insediamento umano, trovato nelle vicinanze dell'attuale paese, risale circa al 1500 a.C., con la scoperta una sorta di villaggio fortificato sul monte Sassine. Sappiamo che in età imperiale Arbizzano fu un mwkwvicus romano posseduto da alcune famiglie latifondiste.
Con la mwlqcaduta dell'Impero romano d'Occidente avvenuta nel mwlg476 d.C., nel territorio sono passate molte popolazione barbare tra cui i mwlwLongobardi, anche se pochi sono i resti tangibili di questi passaggi. All'inizio del mwmaXIII secolo Arbizzano era un piccolo comune rurale.
Nel mwmg1313 l'imperatore mwmwEnrico VII conferì in feudo all'allora podestà di Verona mwnaFederico della Scala l'intera contea della Valpolicella. Con la caduta della signoria scaligera il territorio veronese passò per un breve periodo in mano ai mwnqVisconti e, in seguito, ai mwngCarraresi, i quali la ottennero dopo una battaglia combattuta anche ad Arbizzano il 22 giugno mwnw1405, che vedeva gli stessi signori della città di mwoaPadova contrapposti al mwoqDoge della Repubblica di Venezia mwogMichele Steno e il signore di mwowMantova Francesco mwpaGonzaga. Dopo questa battaglia nel territorio veronese si instaurò il dominio veneziano e la Contea della Valpolicella diventò mwpqun Vicariato la cui sede divenne mwpgSan Pietro in Cariano. Sotto il dominio veneziano si assistette ad un progressivo miglioramento delle condizioni di vita grazie all'introduzione di leggi sostanzialmente tollerabili e all'introduzione della coltura del mwpwmais, del mwqagelso e lo sviluppo della mwqqsericoltura. Furono avviate attività alternative all'agricoltura come l'estrazione del mwqgferro, attività artigianali e commerciali. Con l'mwqwepidemia di mwrapeste bubbonica avvenuta nel mwrq1630 perì circa la metà della popolazione di Arbizzano.
Nel mwrw1796 arrivò nel territorio veronese l'esercito del generale mwsaBonaparte. I mwsqfrancesi controllarono la città scaligera fino al mwsg1814 quando il territorio passò in mano mwswaustriaca. Il dominio di mwtaVienna cessò nel mwtq1886 in seguito alla mwtgterza guerra di indipendenza e Arbizzano, insieme a tutto il Veneto, entrò a far parte del mwtwRegno d'Italia.
L'inizio degli mwuqanni venti è stato contraddistinto dall'opposizione tra lavoratori di differente orientamento politico, fino ad arrivare alle elezioni del mwug1924, falsate da brogli e feroci intimidazioni, che videro anche nel comune di mwuwParona (della quale Arbizzano era una frazione), la vittoria del mwvaBlocco Nazionale che portò all'inizio della dittatura fascista.
Nel mwvg1927 Arbizzano diventò una frazione del comune di mwvwNegrar. Nel mwwa1943 anche Arbizzano fece diretta conoscenza della mwwqguerra poiché l'mwwgesercito tedesco collocò appena al di fuori del paese una batteria contraerea per contrastare i bombardamenti alleati, che pur avendo come obiettivo il ponte ferroviario di Parona colpirono indistintamente tutto il territorio circostante. Il mattino del 26 aprile mwww1945 Arbizzano fu liberata dai partigiani, in seguito ad uno scontro a fuoco con i tedeschi avvenuto nella villa Albertini, dove tra l'altro perirono sei partigiani.
Finita la guerra, nel clima creatosi a causa del difficile reinserimento nel mondo del lavoro dei soldati tornati dal fronte, fu fondata la Società Cooperativa di Consumo di Arbizzano, alla cui costruzione contribuirono tutti in maniera trasversale. Riprese anche lentamente la vita economica con la ricostruzione di fabbriche operanti soprattutto nel settore metalmeccanico e calzaturiero. Il clima politico tuttavia si fece subito teso per la contrapposizione tra comunisti e socialisti da un lato ed i sostenitori della mwxqDemocrazia Cristiana dall'altra.
Economia
Per secoli l'unica sorgente di reddito è stata l'agricoltura. Con la costruzione della strada provinciale della Valpolicella, negli mwywanni sessanta del novecento c'è stato un notevole incremento dell'attività edilizia, commerciale ed artigianale che ha letteralmente modificato il territorio.
Come nel resto della Valpolicella prevale la produzione vinicola.
Monumenti e luoghi d'interesse
• mwaaVilla Turco, Zamboni - mwaqXVI secolo
• Villa Verità, mwawSparavieri, Serego Alighieri - mwbaXVI secolo
• mwbgVilla Mosconi Bertani - mwbwXVII secolo
• Villa Albertini - mwcqXVII secolo
• Villa Messedaglia - mwcwXIX secolo
Chiesa di Arbizzano
Geografia antropica
Frazioni
Novare
«Nell'ameno tuo Novare io vivea Teco,
Elisa gentil, giorni felici.»
(Ippolito Pindemonte)
Geografia fisica
Forma assieme ad Arbizzano una piccola valle nel cui fondo scorre un ruscello che si immette nell'mwgwAdige a Parona. Sotto l'aspetto idrologico Novare è caratterizzata da un ampio bacino che alimenta diverse sorgenti carsiche. L'altitudine sul livello del mare va dai 120 ai 350 metri.
Storia
Il primo insediamento umano sembra essere un villaggio fortificato sul monte Sassine. Prima dell'arrivo dei mwhgromani, gli abitanti della zona erano una popolazione di origine etrusca chiamati mwhwArusnati. Testimonianze della presenza romana sono l'acquedotto e una tomba a cassa di mwiaterracotta.
Il primo documento scritto su Novare risale all'anno mwig838, quando era un villaggio posto nella mwiwVal Veriacus, che unita alla mwjaVal Provinianensis formava la mwjqVal Polesella, termine adottato ufficialmente nel mwjg1177 e volgarizzato in seguito come mwjwValpolicella. All'inizio del mwkaXII secolo Novare era sotto il controllo del Conte, contrariamente ad Arbizzano che per metà era soggetta alla giurisdizione del Vescovo. Durante la dominazione scaligera, la Valpolicella dal mwkq1311 al mwkg1325 divenne un territorio indipendente denominato mwkwContea della Valpolicella, amministrata da mwlaFederico della Scala. Godette di particolari benefici fiscali come l'esenzione del dazio sul vino, cosa molto importante dato che Novare conosceva già una forte produzione vinicola.
Tra il mwlg1378 e il mwlw1404 ci fu su mwmaVerona e sul suo territorio il dominio Visconteo e successivamente, fino al mwmq1805, il territorio fu controllato dalla mwmgRepubblica di Venezia. Con l'arrivo della Serenissima la Valpolicella, che aveva dimostrato fedeltà alla città lagunare, venne trasformata in Vicariato e godette così di numerosi benefici.
Tra il Cinque/Seicento iniziò il declino del comune di Novare che non contava più nessun rappresentante nel Consiglio del mwnaVicariato della Valpolicella. Nel mwnq1805, con la fine del Vicariato, Novare entrò a far parte del Distretto di Verona, Cantone di San Pietro in Cariano. Con l'arrivo austriaco nel mwng1818 Novare fu aggregata al comune di Arbizzano, anche se la situazione mutò nuovamente nel mwnw1827 quando Arbizzano perse il rango di comune in favore di mwoaParona. Il 7 aprile mwoq1927 il comune di Parona venne inglobato da quello di Verona per volere del sindaco della città scaligera Vittorio Raffaldi, anche se il 5 agosto dello stesso anno, dopo l'interesse dell'onorevole mwowLuigi Messedaglia, le frazioni di Arbizzano e Novare vennero staccate da Verona per entrare a far parte del comune di mwpaNegrar. Prima dell'avvio della lottizzazione ed edificazione del nuovo quartiere residenziale, il forte calo demografico ha fatto in modo che Novare venisse declassata a semplice località aggregata alla frazione di Arbizzano, perdendo quindi la sua fisionomia territoriale.
Etimologia
Risulta molto difficile dare un'etimologia corretta del nome, dato che almeno quattro studiosi hanno dato diverse interpretazioni. Secondo il Messedaglia deriva dal latino mwpwnovulae; Olivieri sostiene che derivi dall'aggettivo mwqanovus o dal nome della pianta napus; per Paronetto il significato può venire da "mwqqcase nuove" oppure da "mwqgterre da poco messe a cultura". Infine Avogaro ritiene che il toponimo Novare derivi dall'aggettivo mwqwnovo-novale.
Vitivinicoltura
Le prime coltivazioni di vite risalgono all'epoca del dominio mwrgetrusco. Dall'arrivo dei romani il vino prodotto in Valpolicella, chiamato mwrwRetico, venne citato da autori latini quali mwsaCatullo, mwsqVirgilio, mwsgSvetonio e mwswPlinio il Vecchio che nella sua mwtaNaturalis Historia ci dice che l'uva Retica era servita spesso alla tavola dell'imperatore mwtqTiberio. Un documento del mwtg1028 dice che Novare, fin da quella data era coltivata a vigneto. Adesso a Novare nelle cantine di mwtwVilla Mosconi viene prodotta una delle qualità di vino che ha reso la Valpolicella celebre in tutto il mondo: l'mwuaAmarone della Valpolicella.
Ippolito Pindemonte a Novare
Il poeta mwuwIppolito Pindemonte abitò a mwvaVilla Mosconi in Novare per circa dieci anni, durante i quali scrisse numerose opere quando era al culmine della sua carriera ed era considerato uno dei più importanti intellettuali italiani del suo tempo. Pindemonte era in contatto con mwvqElisabetta Contarini Mosconi (il cui marito acquistò nel mwvg1796 l'intera tenuta agricola di Novare), con la quale secondo le sue parole aveva tenuto solo rapporti di mwvwtenera amicizia. Elisabetta ospitò lo studioso nella sua villa dopo che le truppe francesi gli avevano distrutto la sua casa di mwwaAvesa; rimase ospite a mwwqVilla Mosconi fino alla morte di Elisabetta avvenuta nel mwwg1807. Durante il soggiorno del letterato la casa di Elisabetta divenne un salotto culturale dove si riunivano diversi intellettuali amici del Pindemonte, il quale per dimostrare la sua riconoscenza scrisse diversi versi riguardanti Elisabetta e Novare.
Bibliografia
• Rinaldo dal Negro, mwxgArbizzano. Dalla preistoria al duemila. Edizione fuori commercio
• Rinaldo Dal Negro, mwyaNovare. Storia di un'antica Comunità Valpolicellese, Damolgraf, Arbizzano, 2007
• Luigi Messedaglia, mwygArbizzano e Novare, 1944
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